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Il 5 febbraio si celebra la Giornata mondiale contro lo spreco alimentare che in Italia ammonta a 2,2 milioni di tonnellate di cibo ogni anno.
La giornata è stata ideata ed istituita dal Ministero dell’ambiente in collaborazione con la campagna Spreco Zero e Università di Bologna – Distal. In quell’occasione, per iniziativa del coordinatore PINPAS Andrea Segrè, furono convocati gli “Stati generali” della filiera agroalimentare italiana. PINPAS, promosso da Ministero dell’ambiente, è il Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare. La prima celebrazione si svolse nel 2014.

Nel nostro Paese, gli sprechi a livello domestico sono i più rilevanti, il 42% del totale, e costano oltre 25 euro al mese a famiglia. Infine un cibo che non nutre nessuno non solo è inutile, ma è anche dannoso.
Con il cibo buttato vengono, infatti, sprecati anche la terra, l’acqua, i fertilizzanti- senza contare le emissioni di gas serra – che sono stati necessari per la sua produzione e l’ambiente è stato quindi inquinato, sfruttato o alterato invano. Ridurre lo spreco di cibo significa anche salvare il Pianeta.
Combattere lo spreco alimentare e le sue conseguenze ambientali è una delle nostre missioni: in molti casi sono sufficienti semplici azioni da parte di singoli cittadini, produttori, rivenditori, ristoratori e imprese per contribuire a raggiungere la sicurezza alimentare e una migliore sostenibilità ambientale.


Un manifesto contro lo spreco alimentare fatto circolare durante la Seconda guerra mondiale negli Stati Uniti d’America

Lo spreco è un problema globale da ogni punto di vista perché riguarda tutti gli attori nella catena e lascia affamati e in molti casi senza terra quasi un miliardo di persone. In realtà però lo spreco alimentare è solo il sintomo più evidente di un sistema alimentare distorto e insostenibile che tratta il cibo come merce e che lo ha privato dei suoi valori culturali, sociali e ambientali durante tutte le fasi della filiera agroalimentare.

Si stima che ogni anno nella UE siano prodotti circa 88 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari (173 kg pro capite annui), per un costo stimato in 143 miliardi di euro. Nello stesso tempo, nel 2015, si è calcolato che nella UE quasi un quarto della popolazione (119,1 milioni di persone) era a rischio di povertà o di esclusione sociale e che 42,5 milioni di persone non avevano i mezzi economici necessari per permettersi un pasto di qualità un giorno su due. A livello mondiale, la FAO calcola che un terzo del cibo prodotto va perso o sprecato, mentre 795 milioni di persone non hanno abbastanza da mangiare.

Oltre ai profili economici e sociali, lo spreco alimentare preoccupa per l’impatto ambientale. La produzione di cibo richiede l’impiego di risorse naturali, che non sono infinite. Gli alimenti che, successivamente al raccolto, vengono persi o sprecati lungo la filiera consumano circa un quarto di tutta l’acqua impiegata dall’agricoltura ogni anno e necessitano di una superficie coltivata della grandezza della Cina. Inoltre, i rifiuti alimentari generano ogni anno circa l’8% delle emissioni globali di gas a effetto serra.

Fonte: Commissione europea, Orientamenti della UE sulle donazioni alimentari (2017/C 361/01)

Ecco le 10 regole per evitare lo spreco alimentare redatte da Lifegate:

1. Comprare solo l’essenziale, preferendo la qualità alla quantità, meglio una tavola meno imbandita ma più saporita.

2. Se si hanno avanzi nel frigo, cerchiamo di riutilizzarli nella preparazione di altri piatti.

3. Utilizziamo al meglio il congelatore: surgeliamo gli avanzi di cibo, potranno essere utilizzati come porzioni monoposto.

4. Proviamo ad acquistare meno e più spesso ciò di cui si ha bisogno.

5. Gli avanzi, se in buone condizioni, possono essere donati alle associazioni di assistenza per i più bisognosi.

6. Al momento dell’acquisto evitare le offerte promozionali illusorie come i 3×2, in questo modo si acquista e si spende più del necessario.

7. Riporre le verdure nella parte bassa del frigo per evitare che ammuffiscano. Per la frutta il metodo migliore di conservazione è a temperatura ambiente. Mantenere separata la frutta e verdura che si intende consumare a breve da quella che si intende conservare più a lungo.

8. Il pesce si può conservare in frigorifero, se fresco, per un paio di giorni al massimo, oppure può essere anche congelato. Deve essere sistemato in posizione intermedia nel frigo, opportunamente avvolto in pellicola trasparente o in contenitori chiusi. I molluschi devono essere riposti in un piano intermedio, in contenitori che ne garantiscano l’isolamento dagli altri cibi per evitare eventuali scambi di batteri.

9. Ridurre o moderare le porzioni da servire.

10. Mangiare lentamente permette una migliore digestione e rende possibile gustare più portate

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