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Luigi Bozzato è nato a Piove di Sacco (Padova) il 5.5.1923.

Cresciuto in pieno regime fascista, è stato figlio della lupa, balilla, avanguardista. Chiamato alle armi nel 1942, ha combattuto nella ex Jugoslavia dove è stato ferito due volte.

Dopo l’8 settembre 1943 (in quella data si trovava a Spalato) con altri tre compagni ha caricato un camion e si è avviato per tornare a casa: in camion, a piedi, in treno è riuscito ad arrivare al suo paese (Pontelongo, provincia di Padova) dopo due mesi. I fascisti locali volevano farlo arruolare nella Repubblica di Salò. Ma Bozzato non era più fascista. Ha preso il treno ed ha raggiunto a Tolmezzo quei partigiani che lo avevano aiutato a tornare a casa.

Come partigiano ha compiuto assieme ai suoi compagni (una settantina) atti di sabotaggio, di assalto a caserme, ha fatto saltare un ponte e aerei nell’aeroporto di Campoformido. Il suo gruppo, tradito da una ragazza, è stato circondato dai nazifascisti e distrutto. Quarantadue partigiani sono stati catturati e trasportati nel carcere di Udine. Qui 27 sono stati immediatamente impiccati e 15 (tra cui Bozzato) caricati su un carro bestiame e spediti a Dachau.

Come tutti i deportati nei campi di sterminio nazisti, Bozzato ha subito torture e maltrattamenti; per due volte è stato punito con 50 frustate; ha patito la fame, il freddo fino allo sfinimento; è stato colpito da malattie debilitanti vivendo nella sporcizia tra pulci e pidocchi; ha dovuto affrontare lavori durissimi per le condizioni fisiche in cui era ridotto. Dopo Dachau, arrivato al limite dello sfinimento, è stato trasferito nel campo di Magdeburgo dove ha potuto riacquistare un po’ di forze grazie ad un lavoro più leggero ed all’aiuto di un capobaracca.

Da Magdeburgo è stato poi portato (sempre in carro bestiame) a Mauthausen dove sono continuate torture e maltrattamenti e tutte le privazioni e le condizioni dei campi di sterminio. Qui è riuscito a sopravvivere alla Scala della morte ed alla camera a gas. Dopo esserci passato si è svegliato infatti davanti ad un forno crematorio, è riuscito ad impossessarsi della veste di un altro deportato morto assumendo quindi una nuova identità. Nei registri di Mauthausen risulta che il deportato Luigi Bozzato è morto il 24 dicembre 1944. Con la nuova identità è rientrato nel campo ed è continuato il suo calvario.

Da Mauthausen è stato poi portato ad Allah: ancora botte, maltrattamenti, fame, freddo fino alla liberazione ad opera degli americani, il 5 maggio 1945. Tornato a casa grazie alla Croce Rossa, ci sono voluti 18 mesi di ospedale per rimetterlo in piedi. Una volta a casa ha dedicato la sua vita a raccontare, soprattutto ai giovani, ciò che è stato il nazifascismo e ciò che è successo nei campi di sterminio, sempre con il motto: “Non odiare, ma non dimenticare”.

Il 5 settembre 2008 Luigi  ha terminato il suo pellegrinaggio ed il suo soffrire qui sulla terra per raggiungere i suoi amici dei quali ha fino all’ultimo testimoniato il ricordo.

Su Luigi Bozzato è stato pubblicato un pregevole volume dal titolo “Il lager dentro” ad opera del prof. Umberto Marinello.

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