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I NOSTRI CONSIGLI:

 

Per entrare subito nello spirito, la scelta migliore è il Rifugio, in via Lomazzo 67. L’aspetto, all’interno come all’esterno, è proprio quello di una baita: ma anziché in cima alle piste da sci o in una valle difficile da raggiungere, il ristorante si trova a poche decine di metri dalla fermata dei tram. Varcata la soglia, l’impressione è di trovarsi in una stube altoatesina: panche, tavole e sedie con motivi tradizionali intagliati nel legno, luci calde e decorazioni fatte arrivare direttamente dalla montagna. Anche il menu viene tutto dall’Alto Adige e dal Trentino: canederli o knödel, carne salada, ragù di capriolo e strudel di mele.

 

 

Dall’Alto Adige e dal Trentino provengono anche le specialità di Delicatessen (viale Tunisia, 14), ristorante e anche piccola catena di negozi diffusi in diverse zone di Milano. Qui l’ambiente è più raffinato: pannelli in legno scuro, pareti di mattoni a vista o grandi vetrate. La carta prevede varianti creative come la crudité di trota salmonata con zenzero, ma anche piatti tradizionali come la zuppa d’orzo, gli spätzle agli spinaci e il Kaiserschmarrn con zucchero a velo e marmellata di mirtilli rossi.

 

 

Stelvio, in via Sebenico 14, si concentra invece sulla Lombardia. Si va dai mondeghili, classici anche in città, fino alla polenta taragna, ai casoncelli bergamaschi e ai pesci d’acqua dolce, come il persico. L’ambiente richiama quello di montagna, ma in chiave moderna: legno e metallo, lampadine vintage che decorano l’intero soffitto e grandi vetrate affacciate sulle vie dell’Isola.

 

 

Apparentemente più rustica è l’Osteria dei Malnat, in via Caccialepori 3. L’aspetto ricorda quello di un vecchio fienile, con un alto soppalco, tubature e travi a vista, tanto rame e luci calde. La cucina, come dichiarato dalla carta, è quella “lombarda e delle montagne intorno”, ma con qualche spunto originale: ci sono per esempio gli sciatt della Valtellina, i crostini di polenta, la trota in carpione con crema di broccoli e il baccalà, con purè di patate viola ed emulsione al lampone.

 

 

I Valtellina, come suggerisce il nome, propongono invece cucina valtellinese, e da oltre trent’anni. Il locale di via Taverna 34 ha un aspetto elegante e tradizionale, con pentolini di rame come decorazione, vecchie credenze in legno e grandi tovaglie. Le proposte sono tutte genuine e rispettose della tradizione: sciatt e cicorietta, pizzoccheri, ravioli con finferli e persino zigeuner (o tzigoiner), grossi spiedini di carne di manzo cotti sulla pietra.

 

 

Se cercate qualcosa di meno impegnativo ma altrettanto tipico, Sciatt à porter (viale Montegrappa, 18) può essere la soluzione adatta. A due passi da corso Como, il locale è nato alcuni anni fa per proporre gli sciatt come cibo di strada, servendoli in coni di carta; ma è anche possibile sedere a uno dei piccoli tavoli all’interno, ordinando sciatt al piatto, chisciöl (frittelle di grano saraceno ripiene di formaggio), polenta con salsiccia o taglieri di formaggi e bresaola. Gli spazi sono ridotti, ma comunque personalizzati con un tocco di studiata rusticità.

 

 

L’offerta di La fondue de sans culottes (via Cirillo, 12) ricorda invece quella di certe baite svizzere o valdostane, in cui non si serve altro che fonduta. Questa è infatti l’unica proposta serale della casa, anche se in ben cinque varianti: oltre alla fonduta cinese e quella al vino rosso, che prevedono l’uso di brodo, ci sono le fondute savoiarda (formaggi e latte), valdostana (fontina, latte e uovo) e al formaggio (con l’aggiunta di vino bianco e Kirsch), in cui tuffare pezzetti di pane, di patate, di carne o verdure. L’ambiente è piuttosto semplice e colorato, più in linea con i vicini locali dell’Arco della Pace che con i rifugi alpini; affidatevi dunque alla fonduta per evocare tutta l’atmosfera delle vacanze degli inverni passati.

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